Il nostro rapporto con gli animali: cosa dice la Bibbia

Nella Genesi[1] vengono affermati alcuni principi fondamentali: l’uomo regna sugli animali che sono consegnati alle sue mani e che lo temono. Essi sono essenzialmente a sua disposizione.
Ma gli animali hanno anche un fine in sé stessi, avendo un’anima, a volte con elementi comuni all’anima umana[2].
Nelle scritture si insegna che la redenzione degli uomini avverrà di pari passo con quella degli esseri viventi, verità questa che si sta facendo sempre più strada nelle menti più sensibili del mondo occidentale.
Se si leggono attentamente i versi di Giona si scopre che Dio, si aspetta un salto qualitativo anche dagli animali per affrettare la redenzione. Paradossale a dirsi ma, così come all’uomo, anche all’animale è richiesto di superare le sue tendenze aggressive e istintuali. Gli animali non sono stati creati solamente per essere dominati dall’uomo, ma anche perché aventi uno scopo in se’.
Sul fatto che gli animali possono provare “emozioni profonde” si legge nel Deuteronomio, di non catturare la madre uccello insieme al suo piccolo.[3]
Maimonide spiega che questa ingiunzione ha il significato di prevenire il dolore della madre nel vedere il suo piccolo portato via.
Nella Guida dei Perplessi[4] sempre Maimonide, commentando il divieto che pone la Torah di non uccidere un animale e il suo piccolo lo stesso giorno, dice che questo divieto è per impedire di uccidere madre e figlio insieme, perché il dolore degli animali in queste circostanze è enorme e pari a quello degli uomini, poiché l’amore e la tenerezza della madre per i suoi piccoli non è prodotta dalla ragione, ma dal sentimento e questa facoltà non esiste soltanto negli esseri umani ma nella maggior parte delle cose viventi.
Cosa dicono i Rabbini?
Il Talmud afferma che Dio ha dato alle bestie la Sapienza e che essi hanno buoni e cattivi istinti.
Il Talmud (Eruvim 100b) dice esplicitamente che se non avessimo ricevuto la Torah l’avremmo potuta apprendere osservando gli animali.
I saggi pensavano che ogni animale ha una particolare caratteristica psicologico-spirituale da insegnarci. A dire il vero sarebbe meglio dire che non sono gli animali che ci insegnano, ma siamo noi umani ad imparare dal loro comportamento. Nessun animale potrà mai salire in cattedra e gli uomini ascoltarli seduti sui banchi. Eppure questo è quello che alcune persone vogliono farci credere, che (riprendendo le parole di David Satanassi, famoso veterinario) sono persone inurbate che hanno costruito un rapporto deviato con gli animali e assegnano a loro ruoli o cure che solitamente si assegnano agli uomini.
L’osservazione e il contatto profondo con il mondo animale ci aiuta a scoprire dentro di noi le medesime qualità caratteristiche di ogni animale.
Di tutti i testi che hanno approfondito il rapporto fra uomo e natura, il più noto è il Perek Shira’, Capitolo della Canzone, che alcuni attribuiscono a Re David, altri a Salomone, altri a Rabbi Yehuda HaNasi’. Ma questo testo non è una canzone, le sue parole non sono in rima e la sua struttura non è poetica.
La parola “Canzone” non si riferisce quindi al senso letterale con il quale le creature potrebbero cantare le loro canzoni, ma allude alla bellezza e armonia del creato che esprime pensieri ed emozioni profonde e che trascendendo i confini del mondo fisico, ci permettono di penetrare i mondi spirituali.
In questo senso gli animali, seppure inconsapevolmente, sono un mezzo che Hashem usa per darci insegnamenti sapienziali. Comprendiamo meglio allora le parole del Talmud che “Dio ha dato agli animali la Sapienza.”
Rashi, commentando i versetti della Genesi dove Hashem da all’uomo potere sugli animali dice: “E l’uomo regnerà (ve irdu’) sugli animali”; questa parola ve irdu’, contiene due termini diversi, ridu, regno e yerida’, discesa. Ciò significa che se l’uomo merita, regnerà sulle bestie; viceversa il suo livello spirituale scenderà fino ad essere più infimo di quello degli animali, e la bestia che è in lui regnerà in sua vece.
Il tema diventa caldo se ci poniamo il problema se gli animali possono amare? Per esempio è noto a tutti lo spirito di sacrificio che ha il cane nei confronti del suo padrone. Dobbiamo fare però una distinzione fra amore laico e amore mistico per le creature di Dio.
Spesso gli amanti della natura si prendono cura dei loro animali semplicemente per esserne gratificati; per giocarci, per essere amati piu’ di quanto altri esseri umani non facciano nei loro confronti.
Ma, con l’eccezione di alcuni veri ecologisti, gli amanti degli animali domestici sono spesso persone che rimuovono, grazie al loro rapporto con gli animali, una parte del loro disagio esistenziale, della loro solitudine, della loro incapacità di rapportarsi agli altri (e anche alla Divinità) Essi dimenticano che l’animale che Dio ha messo vicino loro, deve fare con loro un percorso di crescita.
La maturazione del regno animale avverrà di pari passo all’elevazione spirituale degli esseri umani.[5]In merito il profeta Isaia profetizzò che nell’Era Messianica:
“6 Lupi e agnelli vivranno insieme e in pace, i leopardi si sdraieranno accanto ai capretti. Vitelli e leoncelli mangeranno insieme, basterà un bambino a guidarli. 7Mucche e orsi pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno gli uni accanto agli altri, i leoni mangeranno fieno come i buoi. 8I lattanti giocheranno presso nidi di serpenti, e se un bambino metterà la mano nella tana di una vipera non correrà alcun pericolo…”
Riflessioni: Quando un animale vive insieme all’uomo e si umanizza in lui emerge un carattere individuale. Se questo è vero come principio, cioè che il contatto con la specie superiore e le sue regole tende ad elevare, possiamo dire che l’uomo per elevarsi deve necessariamente avere contatti con la specie a lui superiore e le sue leggi, cioè la Divinità.
Ecco perché abbiamo bisogno di Dio. Diversamente siamo relegati a leggi umane, o peggio a leggi animali, così come un animale è relegato alle leggi collettive del branco.
[1] Gen. 1:28; 9:2
[2] Salmo 104:29; Qo3:19-21
[3] Deut. 22:6-7
[4] Maimonide, Guida dei Perplessi, 3:48
[5] Un segnale di questa elevazione sarà che l’uomo ritornerà al vegetarianesimo